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Victoria cruziana_Ninfea serre_villa Taranto

Dal mese di luglio fino alla fine di settembre, all’interno dei Giardini Botanici di Villa Taranto si può ammirare all’interno di una serra, unitamente ad altre ninfee tropicali e piante esotiche , la grandiosa ninfea gigante denominata Victoria cruziana – originaria del Rio delle Amazzoni e del Paraguay.

Questa ninfea fu scoperta nel 1840 nella Guyana inglese da Sir Robert Schomburgk e allorchè riuscì a germinare nei giardini Reali di Kew, questa fu data in omaggio alla Regina Vittoria d’Inghilterra (da cui deriva il nome). I semi di questa Victoria giunti a Villa Taranto da Stoccolma, in via di germinazione, furono coltivati per la prima volta nel parco nel 1956, con particolari accorgimenti, quali la tenuta costante dell’acqua a 30° gradi centigradi. Fu da allora che ogni anno si ripete la coltivazione che inizia con la semina a febbraio.

Le foglie della Victoria cruziana, somiglianti a una verde tortiera, raggiungono diametri ragguardevoli e sono alquanto singolari sotto vari aspetti. Queste galleggiano a circa 2 cm dal livello dell’acqua, sostenute da uno scheletro di vigorose nervature, le quali formano l’ossatura delle foglie rimanendo esse sole a contattato con l’acqua.

Le foglie sono provviste di acuminati aculei, i quali hanno la funzione di difesa da pesci ed animali. Microscopiche valvole interne favoriscono l’espulsione di gas che si possono creare in acque paludose. Inoltre sono fornite di tagli situati sul bordo della foglia, con lo scopo di far defluire l’eccesso di acqua piovana accumulatasi durante periodi piovosi.

La robustezza delle foglie è tale da poter reggere il peso, se equamente distribuito, di un bambino.
In concomitanza con la fioritura della pianta, avviene un mutamento di colore del fiore. Tale cambiamento di tonalità (dal bianco al rosa) avviene nelle ore notturne, pertanto questo spettacolo è una vera rarità. Il fiore appassisce, ripiegandosi dolcemente nell’acqua, in circa di 24 ore e dopo aver raggiunto una temperatura interna di 35°. Questo fenomeno ancora misterioso, nell’attesa di più scientifiche spiegazioni, è poeticamente chiamato “Febbre d’amore”.